Ambo della Nonna 28 luglio 2026, tra il caldo lasciato a casa, una vacanza movimentata e il vecchio Quaderno dei Segreti
Oggi non sono passato dalla Nonna. O, per essere più precisi, sono passato da casa sua e ho trovato le persiane abbassate, il basilico spostato all’ombra e un biglietto infilato sotto lo zuccheriera: “Gino, non cercarmi. Con questo caldo pure i santi chiedono il ventilatore”. Sotto, con quella sua calligrafia inclinata che sembra sempre sul punto di cominciare una discussione, aveva aggiunto: “Sono da Adele, in montagna. Il quaderno è con me. Non sia mai che la fortuna venga a bussare proprio quando non ci sono”.
La Nonna il caldo non lo sopporta. Non lo ha mai sopportato, neppure da giovane, quando — racconta lei — bastava una sedia davanti alla porta, una fetta d’anguria e un ventaglio di cartone per superare agosto. Adesso, invece, dice che il sole è diventato arrogante, che entra dalle finestre senza salutare e che il ventilatore gira tanto ma ragiona poco. Così, dopo tre notti passate a cambiare lato del cuscino come si cambia ruota quando un numero non arriva, ha accettato l’invito di sua cugina Adele, che vive a Leonessa, tra strade in salita, gerani alle finestre e mattine in cui l’aria sa ancora di erba bagnata.
Ho telefonato. Mi ha risposto Adele, ridendo piano: “Tua nonna sta bene, ma ha già litigato con il gallo, con una capra e con la finestra della camera”. In sottofondo ho sentito la voce della Nonna: “Io non ho litigato con nessuno. Ho soltanto spiegato le cose come stanno”. A quel punto ho capito che la vacanza era cominciata davvero. Mi sono messo in macchina e sono andato a trovarle, perché una Nonna in villeggiatura resta pur sempre la Nonna; e quando porta con sé il suo vecchio quaderno, conviene arrivare prima che lo apra.
Il Segreto del Quaderno
La casa di Adele è piccola, pulita e piena di quegli oggetti che non servono a impressionare nessuno, ma raccontano una vita intera: fotografie in bianco e nero, centrini fatti a mano, una pendola che perde quattro minuti ogni ora e un servizio di tazzine tutte diverse, perché negli anni qualcuna si è rotta e nessuno ha mai pensato che fosse un buon motivo per buttare le altre. La Nonna era seduta accanto alla finestra con uno scialle leggero sulle spalle. Fuori c’erano sedici gradi; lei, dopo essersi lamentata per settimane dei quaranta, aveva già deciso che “questo fresco entra nelle ossa”.
Sul tavolo, accanto alla moka, c’era il Quaderno. Lo aveva portato dentro una federa, avvolto in un asciugamano e legato con uno spago, come si trasporta una cosa preziosa che non deve prendere urti. Le pagine erano sempre le stesse: ingiallite, gonfie di umidità antica, piene di numeri, frecce, date, parole sottolineate due volte e piccoli appunti scritti con una calligrafia tremolante ma decisa. In certi punti non si capisce più se una macchia sia caffè, tempo o entrambe le cose. Lei, però, ritrova tutto. “Il quaderno non deve essere bello”, mi ha detto. “Deve ricordarsi quello che noi dimentichiamo”.
Questa volta aveva scelto una pagina che chiamava il conto delle due arie. Non è un metodo da vendere come certezza e non è una formula capace di comandare il caso; è uno dei suoi modi antichi di mettere insieme una scena, una differenza e un ricordo. Da una parte aveva scritto il caldo lasciato a casa, quaranta gradi sul termometro del balcone; dall’altra il fresco trovato all’alba in montagna, sedici gradi. “Quando due numeri raccontano la stessa giornata da lati opposti”, ha spiegato, “qualche volta vale la pena farli sedere allo stesso tavolo. Poi deciderà la sorte se farli parlare”.
La Smorfia della Nonna
Il viaggio, naturalmente, non era stato tranquillo. La Nonna era partita con una valigia per tre giorni che pesava come un trasloco: due vestiti, cinque fazzoletti, una moka, mezzo chilo di caffè, biscotti secchi, pomodori del suo orto, una coperta “perché in montagna non si sa mai” e un ventilatore portatile “perché pure in montagna non si sa mai”. Adele, vedendola arrivare, le aveva chiesto se fosse venuta in vacanza oppure ad aprire una succursale. La Nonna aveva risposto che chi si prepara al peggio, ogni tanto riesce perfino a godersi il meglio.
La prima mattina, alle cinque e diciassette, il gallo del vicino aveva cantato proprio sotto la finestra. La Nonna si era alzata convinta che qualcuno stesse chiamando aiuto. Quando aveva capito chi fosse il responsabile, si era affacciata e gli aveva intimato di abbassare la voce. Il gallo, da parte sua, aveva continuato. “Quello almeno è coerente”, mi ha raccontato più tardi. “Canta presto, canta male, ma non promette di cambiare”. Poco dopo era uscita in ciabatte per prendere il basilico e una capretta, infilando il muso tra le assi della staccionata, le aveva portato via il fazzoletto dalla tasca. Adele rideva; la Nonna inseguiva la capra; il gallo, probabilmente soddisfatto, commentava a modo suo.
Il bello è che, nel tentativo di recuperare il fazzoletto, la Nonna aveva afferrato il tubo dell’acqua lasciato aperto nell’orto. Il tubo si era girato come un serpente allegro e aveva bagnato lei, Adele e metà dei gerani. Per qualche secondo era rimasta immobile, con i capelli gocciolanti e la faccia di chi sta decidendo se arrabbiarsi o dichiarare guerra. Poi Adele aveva cominciato a ridere così forte da doversi sedere. La Nonna l’aveva guardata, aveva guardato se stessa e si era messa a ridere pure lei. “Vedi, nipotino, a volte la vita ti rinfresca, ma non usa i modi che avevi previsto”.
L’Ambo Secco
È da quella scena che sono nati i due numeri. Il 40 rappresenta il caldo esagerato, quello che toglie il sonno e fa diventare importante perfino una corrente d’aria. Il 16 è la temperatura del mattino in montagna, il fresco cercato e poi subito guardato con sospetto, perché noi esseri umani siamo fatti così: desideriamo una cosa finché non arriva; quando arriva, cominciamo a trovarle un difetto. La Nonna ha girato la matita tra le dita e ha detto: “Questi due numeri si vogliono bene perché uno ricorda all’altro di non esagerare”.
La ruota scelta è Roma. Non soltanto perché il viaggio è rimasto nel Lazio e perché la strada, salendo verso la montagna, parte comunque da quella terra di campagna e paesi che la Nonna sente sua. Roma, per lei, è anche la ruota delle storie di famiglia, dei ritorni e delle discussioni che finiscono davanti a una tazzina. “A Roma”, ha detto, “pure i numeri prima litigano e poi si mettono d’accordo”. Non so se sia vero per i numeri; per lei e Adele, però, lo era certamente.
Ha voluto essere categorica: pochi numeri, ma buoni. Niente inseguimenti, niente somme aggiunte per paura di aver lasciato fuori proprio quella vincente, niente giocate che crescono perché la combinazione non si presenta subito. Un ambo secco è una possibilità, non una promessa. Il Quaderno conserva esperienze e suggestioni, ma non possiede il futuro. La Nonna lo sa bene e, proprio per questo, non alza mai la voce quando parla di fortuna. La alza per il gallo, per la capra e per chi lascia il frigorifero aperto. Con il caso, invece, mantiene rispetto.
Il Consiglio della Nonna
Prima di scrivere la previsione, la Nonna ha voluto raccontarmi ciò che aveva capito in quei due giorni. Era partita convinta di dover fuggire dal caldo, ma si era portata dietro tutte le proprie abitudini: il bisogno di controllare le finestre, l’idea che il caffè degli altri non fosse mai abbastanza forte, la fretta di sistemare ciò che nessuno le aveva chiesto di sistemare. Il posto era cambiato. Lei, almeno all’inizio, no. “La distanza rinfresca la pelle, ma per rinfrescare la testa bisogna lasciare a casa qualche pensiero”.
È una morale semplice, eppure non riguarda soltanto le vacanze. Spesso crediamo che un luogo nuovo, una vincita, una telefonata o una buona notizia possano risolvere tutto in un colpo solo. Possono certamente aiutarci, e sarebbe sciocco negarlo; ma se portiamo ovunque la stessa inquietudine, finiamo per cercare il difetto anche nel fresco che avevamo desiderato. Adele non le aveva regalato soltanto qualche notte senza afa. Le aveva ricordato come si ride quando ci si bagna per sbaglio, come si perde tempo senza sentirsi in colpa e come due persone possano volersi bene anche mentre discutono su una finestra aperta.
👵 Il Regalo della Nonna
(Dal “Quaderno dei Segreti”, per l’estrazione del 28 luglio 2026)
Ruota Secca: ROMA
AMBO SECCO: 16 – 40
(Da giocare anche su TUTTE e NAZIONALE per recupero)
“Giocate poco, nipotini miei, che la fortuna è cieca ma la sfortuna ci vede benissimo!”
Subito dopo ha aggiunto ciò che, nel box, non entra mai abbastanza: giocare poco significa decidere prima la cifra, non aumentarla dopo e non tentare di recuperare ciò che si è perso. La combinazione può essere seguita sulla ruota principale e, per chi lo ritiene opportuno, sulle ruote indicate; ma una giocata prudente resta tale soltanto se non pesa sul bilancio di casa e non diventa un pensiero fisso. “La fortuna deve trovare la porta socchiusa, non la casa venduta”, ha concluso. Adele ha annuito e, per la prima volta da quando ero arrivato, le due cugine erano completamente d’accordo.
Il fresco che non viene dal termometro
Prima di andare via, le ho accompagnate nella piazzetta. La Nonna camminava piano, ma pretendeva di non essere stanca. Adele le indicava le montagne, le case di pietra e una panchina all’ombra; lei guardava soprattutto le persone. Un anziano sistemava le cassette davanti a una piccola bottega, una bambina correva dietro a una palla, due donne parlavano da balconi opposti senza alcun bisogno del telefono. “Qui il tempo passa più lento”, ho osservato. La Nonna mi ha corretto: “Il tempo passa uguale. Sono loro che non gli corrono dietro”.
Al bar ha ordinato un caffè. Lo ha assaggiato, ha fatto quella faccia severa che conosco bene e ha detto che era troppo leggero. Poi, invece di lamentarsi, lo ha bevuto sino all’ultima goccia. Adele l’ha guardata stupita. “Sto in vacanza”, ha spiegato la Nonna. “Qualcosa dovrò pure sopportare”. Ci siamo messi a ridere tutti e tre, perché in quella frase c’era il suo carattere intero: la protesta, l’affetto, la misura e quel piccolo passo indietro che costa tanto a chi ha passato una vita a reggere gli altri.
Quando l’ho salutata, mi ha offerto un biscotto preso dalla borsa, naturalmente portato da casa. Me ne ha messi due in mano e ha richiuso il Quaderno. Resterà ancora qualche giorno da Adele. Forse litigherà di nuovo con il gallo, forse la capra proverà a rubarle un altro fazzoletto e certamente controllerà le finestre prima di andare a dormire. Ma credo che quella risata nell’orto le abbia fatto più bene dell’aria fresca. Il caldo, prima o poi, passerà. La capacità di ridere di noi stessi, invece, dobbiamo proteggerla come lei protegge il suo vecchio quaderno: avvolta bene, al riparo, e sempre pronta a seguirci anche quando pensiamo di essere partiti soltanto per cambiare aria.
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