Il consiglio della Nonna nato in farmacia comincia con una mattina fredda, una borsa troppo piena e una Nonna decisa a non farsi mettere fretta nemmeno dal calendario. Quando arrivo a casa sua, la trovo in cucina con il cappotto già abbottonato, la sciarpa sistemata due volte e una mano appoggiata alla credenza come se stesse per partire per un viaggio importante.
La moka, intanto, borbotta sul fornello. Sul tavolo ci sono i biscotti al burro, disposti in cerchio dentro un piatto azzurro, e accanto al piatto il vecchio quaderno dalla copertina consumata. La poltrona in salotto è vuota, cosa piuttosto rara, e sembra quasi offesa per essere stata lasciata senza compagnia.
«Sei pronto?» mi domanda la Nonna, senza salutarmi.
«Per cosa?»
«Per accompagnarmi in farmacia. Devo fare il vaccino antinfluenzale e prendere le mie medicine. Ma ti avverto: oggi non ho intenzione di discutere con nessuno.»
La guardo. Lei guarda me. Poi prende un biscotto e lo infila nella borsa.
«Questo non è discutere» aggiunge. «È prevenzione.»
Capisco subito che la mattinata non sarà ordinaria.
Il consiglio della Nonna nato in farmacia
Usciamo poco dopo, lasciando sul tavolo due tazzine vuote e la moka ancora calda. La Nonna cammina piano ma con passo deciso. Tiene la borsa stretta sotto il braccio e ogni tanto la apre per controllare che il biscotto sia ancora al suo posto. La farmacia si trova all’angolo della strada, proprio di fronte a un negozio di tende dove, secondo lei, nessuno ha mai comprato una tenda.
«Sono tutte troppo grandi» sostiene. «Una persona entra per comprare una tenda e finisce per arredare il quartiere.»
Dentro la farmacia troviamo già alcune persone in attesa. C’è il signor Arturo, un uomo magro con un cappello di lana color senape, che tiene in mano un numero per la fila come se fosse il biglietto di una lotteria. Poco più avanti c’è una signora con un cane bianco e riccioluto. Il cane indossa un impermeabile giallo e osserva tutti con l’aria di chi è stato convocato a una riunione senza ricevere l’ordine del giorno.
Vicino alla vetrina, invece, un ragazzo sta discutendo con il distributore automatico delle mascherine. Non è chiaro se voglia comprare qualcosa o convincere la macchina a cambiare opinione.
La Nonna si mette in fila. Dopo pochi secondi il signor Arturo le rivolge la parola.
«Signora, anche lei per il vaccino?»
«No, sono qui per farmi offrire un cappuccino» risponde lei. «Secondo lei dove siamo?»
Arturo sorride, ma non abbastanza. Ha l’aria di chi ama le battute soltanto quando le fa lui.
«Io il vaccino non lo farei mai» dice. «Una volta ho preso una compressa e per due giorni mi è sembrato di avere la lingua più lunga.»
«Forse non era la lingua» osserva la Nonna. «Forse parlava troppo.»
La signora del cane si gira. Il cane, invece, continua a fissare il distributore delle mascherine.
«Io sono venuta per comprare qualcosa contro il mal di gola» dice la signora. «Ma il farmacista mi ha consigliato di bere acqua e riposare.»
«E lei cosa ha risposto?» chiede la Nonna.
«Che se volevo riposare non venivo in farmacia.»
A quel punto il ragazzo del distributore si volta e interviene nella discussione.
«Il problema è che oggi tutti danno consigli. Io ho chiesto una mascherina e la macchina mi ha dato due monete di resto. Secondo me vuole che torni a casa.»
«Le macchine hanno più buon senso delle persone» commenta Arturo.
«Non sempre» ribatte la Nonna. «Una macchina non sa distinguere un biscotto da una compressa. E questo, in certe case, è già un vantaggio.»
Il cane abbaia una volta. La signora lo guarda sorpresa.
«Anche lui vuole dire la sua» spiega.
«Il suo parere mi sembra il più ragionevole» dice la Nonna. «È l’unico che non ha ancora parlato di vaccini senza averne fatto uno.»
La discussione si allarga come una macchia di caffè sulla tovaglia. Arturo racconta che lui si cura con il brodo caldo, il ragazzo sostiene che il brodo serva soltanto a scottarsi il palato, la signora del cane afferma che il suo animale capisce quando qualcuno ha la febbre e il farmacista, dal bancone, cerca inutilmente di riportare la fila al silenzio.
«Uno alla volta, per favore» dice.
«È proprio questo il problema della salute» risponde la Nonna. «Arriva sempre tutta insieme.»
Quando finalmente arriva il suo turno, la Nonna consegna la tessera e spiega con precisione che deve fare il vaccino antinfluenzale e ritirare le sue medicine abituali. Poi si volta verso di noi, come se avesse appena ricevuto un incarico pubblico.
«Vado di là per il vaccino. Se sentite un urlo, non preoccupatevi. Sarà Arturo.»
«Io non urlo» protesta lui.
«Lo so. Lei commenta prima, durante e dopo. È peggio.»
La farmacista accompagna la Nonna nella stanza riservata. Io resto fuori con gli altri. Per qualche secondo nessuno parla. Poi il cane bianco si siede e appoggia il muso sulle zampe, come se volesse dimostrare che anche lui sa affrontare le attese con dignità.
Dalla stanza arriva la voce della Nonna.
«Mi raccomando, faccia piano. Io ho una pelle delicata.»
La farmacista risponde qualcosa che non sentiamo.
«Delicata ma resistente» precisa la Nonna. «Come la tovaglia buona: si può usare, però senza coltello.»
Arturo si porta una mano alla bocca per trattenere una risata. Il ragazzo del distributore, invece, inserisce un’altra moneta nella macchina. Questa volta ottiene una mascherina e la guarda come se avesse appena concluso un accordo commerciale.
Quando la Nonna torna, porta con sé un piccolo cerotto sul braccio e un’espressione soddisfatta.
«Visto?» dice. «Niente tragedie. E adesso prendiamo le medicine, così posso tornare a casa prima che qui qualcuno inizi a prescrivere il brodo anche al cane.»
La signora sorride. Arturo, punto sul vivo, finge di non sentire.
Il segreto del quaderno
Fuori dalla farmacia l’aria è ancora più fredda. La Nonna si sistema la sciarpa e controlla il cerotto. Poi guarda la borsa.
«Il biscotto è salvo» annuncia.
«Era questa la tua preoccupazione?»
«Una delle principali. La medicina si ricompra. Un biscotto schiacciato, invece, perde la sua dignità.»
Durante il tragitto di ritorno mi racconta ogni dettaglio della discussione. Imita Arturo senza cattiveria, descrive il cane come un vecchio professore e sostiene che il distributore automatico abbia avuto un comportamento più educato di molti esseri umani.
Una volta in casa, appoggia la borsa sulla credenza e si siede finalmente nella poltrona. Io preparo il caffè. La moka riprende il suo borbottio, questa volta con l’aria di chi ha ascoltato tutto e vuole aggiungere una propria opinione. Metto i biscotti in un piatto nuovo, perché quello di prima è rimasto sul tavolo con due briciole solitarie.
La Nonna prende il vecchio quaderno dalla credenza. Non lo apre subito. Prima lo appoggia sulle ginocchia e lo accarezza con il palmo della mano.
«Questo quaderno non serve a indovinare la vita» mi dice. «Serve a fermare i pensieri prima che scappino.»
«E oggi che pensiero vuoi fermare?»
«Quello della farmacia. Certe discussioni sembrano piccole, ma quando le riguardi fanno ridere il doppio.»
Apre una pagina bianca. La matita scorre lentamente. Scrive qualche parola, si ferma, cancella e riprende. Non cerca una spiegazione solenne alla mattinata. Cerca piuttosto il punto esatto in cui una fila di persone, un cane in impermeabile e una macchina capricciosa sono diventati una storia.
«Hai notato?» mi domanda.
«Che il cane era il più serio?»
«Anche. Ma soprattutto che tutti volevano avere ragione sulla salute degli altri. È una cosa curiosa: quando si parla delle proprie medicine, ognuno diventa prudente; quando si parla di quelle altrui, diventano tutti professori.»
La Nonna chiude il quaderno e beve un sorso di caffè.
«Meglio ascoltare chi sa, prendere le medicine come è stato indicato e non trasformare ogni consiglio in una gara. Il proverbio dice che la fretta è cattiva consigliera. In farmacia, poi, rischia pure di saltare la fila.»
Io rido. Lei pure, ma subito dopo torna seria.
«E per il gioco vale la stessa cosa. Si guarda, si riflette, si decide con misura. Nessun numero è una promessa e nessuna sensazione può comandare il portafoglio.»
La Smorfia della Nonna
La Nonna lascia il quaderno aperto sul tavolo e osserva la pagina. La mattinata ha portato con sé molti simboli: il vaccino, il cerotto, la farmacia, il cane, la fila, il biscotto nascosto nella borsa. Ma lei non pretende di trasformare ogni oggetto in un numero.
«La tradizione popolare va rispettata» dice. «Ma rispettarla significa anche non inventare quando non si sa.»
Per questo non cerca associazioni forzate e non mette etichette a ogni dettaglio. Il quaderno raccoglie la scena, non la traveste da certezza. La Nonna annota soltanto il nucleo della sua visione: una mattina comica, un incontro inatteso e due coppie che le sono rimaste nella mente come due battute ripetute durante il viaggio di ritorno.
«Non è il cerotto a parlare» mi spiega. «Non è il cane a dare ordini. E nemmeno il distributore automatico. È una sensazione nata dal racconto, che resta una sensazione e niente di più.»
Si ferma, poi aggiunge:
«Nipotini miei, quando una cosa vi diverte, ricordatevela. Ma quando decidete di giocarla, fatelo con responsabilità. Il sorriso deve restare più grande della giocata.»
Annuisco. La sua voce non cerca effetti speciali. È quella di chi conosce il peso delle piccole somme e sa che la prudenza non rovina il divertimento: lo tiene al suo posto.
L’Ambo Secco
Il pomeriggio scivola lentamente nella cucina. La luce si posa sui barattoli della credenza e il cerotto sul braccio della Nonna comincia già a diventare un dettaglio più importante nel racconto che nella realtà. Lei torna sulla pagina del quaderno e rilegge ciò che ha scritto.
«Alla fine, in farmacia, c’erano due discussioni» osserva. «Quella sul vaccino e quella sulle mascherine. Ma io ne ho sentita una terza: quella silenziosa tra la prudenza e la voglia di ridere.»
«E questa terza discussione che numeri porta?»
La Nonna mi guarda da sopra gli occhiali.
«Non fare il furbo. I numeri non portano niente da soli. Siamo noi che li scegliamo, con tutti i limiti del caso.»
Poi indica il quaderno. Il suo suggerimento, nato dalla visita in farmacia e dalla comica discussione con le persone incontrate, riguarda il 31 accostato al 38 e il 31 accostato all’87. L’indicazione è per Venezia e Tutte, da considerare per i prossimi 5 colpi.
La Nonna ripete piano le combinazioni, senza alzare la voce e senza attribuire loro alcuna certezza: 31-38 e 31-87. Sono due ambi secchi suggeriti come libera interpretazione della sua fantasia, non come promessa di risultato.
«E ricordati» aggiunge, richiudendo il quaderno, «che cinque colpi non sono un ordine e non sono una garanzia. Sono soltanto il limite che accompagna questo consiglio. Chi gioca deve farlo soltanto con una somma che può permettersi di perdere.»
Fuori, qualcuno passa sul marciapiede tossendo. La Nonna si volta verso la finestra.
«Speriamo che non sia Arturo» dice.
«Perché?»
«Perché se viene a trovarmi, porta il suo brodo. E io oggi ho già dato abbastanza alla medicina.»
Il Consiglio della Nonna
Prima di andare via, preparo un altro caffè. La Nonna non lo beve subito: lo lascia riposare accanto alla poltrona, mentre controlla ancora una volta che le medicine siano state messe nel cassetto giusto. La cucina è tornata quieta. Sulla credenza il quaderno riposa sotto una piccola ciotola, come se anche lui avesse bisogno di una pausa dopo una giornata così movimentata.
Le chiedo se il vaccino le abbia fatto male.
«No. Mi ha fatto più male sentire Arturo spiegare la medicina preventiva senza che nessuno gliel’avesse chiesta.»
Poi si sistema nella poltrona e mi offre l’ultimo biscotto.
«Prendilo tu. Io ne ho salvato uno nella borsa per domani.»
«Non era prevenzione?»
«Era previdenza. Sono due cose diverse, anche se in farmacia fanno entrambe comodo.»
Il consiglio della Nonna è semplice: ascoltare i professionisti quando si tratta di salute, non confondere una storia divertente con una certezza e non lasciare che il gioco diventi più importante delle necessità quotidiane. Anche una previsione nata da una pagina di quaderno può restare soltanto un gesto di fantasia, un modo per sorridere e osservare il mondo con attenzione.
Quando esco, la sento chiamarmi dalla cucina.
«Gino!»
«Dimmi.»
«La prossima volta che vado in farmacia, vieni anche tu.»
«Volentieri. Ma niente discussioni.»
«Certo» risponde. «Porterò due biscotti in più, così almeno avremo qualcosa da sgranocchiare mentre gli altri cercano di avere ragione.»
Chiudo la porta con un sorriso. Dentro, la moka è ferma, la poltrona ha ripreso il suo posto e il vecchio quaderno custodisce una nuova scena. Una farmacia, un vaccino, un cane severo e una discussione senza vincitori: alla Nonna basta questo per insegnare che la vita sa essere buffa anche quando entra da una porta molto ordinaria.
E mentre torno a casa, penso che la sua lezione più importante non sta nei numeri, ma nel modo in cui li accompagna: con leggerezza, misura e quella prudenza che non fa rumore, però tiene in ordine ogni cosa.
Il Regalo della Nonna
Ruota: Venezia e Tutte x 5 colpi
Numeri indicati: 31 – 38 – 87 – 5
Indicazione narrativa senza garanzia di vincita.
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