L’Ambo Secco dei Ricordi e Il Quaderno della Nonna

Una visita all’alba, le memorie del passato e un ambo secco prezioso estratto dal vecchio quaderno della Nonna


I Numeri della Nonna dall’Ambo Secco dei Ricordi

Oggi sono passato dalla Nonna. Era il primo pomeriggio di questo mercoledì 18 marzo 2026, una di quelle giornate in cui la primavera sembra voler fare capolino, ma l’aria è ancora pungente, carica dell’umidità tipica della fine dell’inverno. Mentre salivo le scale del suo palazzo, sentivo già il profumo inconfondibile di caffè salire per la tromba delle scale, mescolato a quel leggero sentore di cera per pavimenti e lavanda che ha sempre caratterizzato la sua casa. È un profumo che mi riporta all’infanzia, un abbraccio invisibile che mi avvolge prima ancora che lei apra la porta.

Quando sono entrato, la casa era stranamente silenziosa. Di solito, a quest’ora, c’è sempre il mormorio della televisione in sottofondo o il rumore delle pentole che vengono sistemate per la cena. Invece, oggi c’era solo il borbottio sommesso della vecchia moka Bialetti sul fornello acceso a fiamma bassissima. Ho trovato la Nonna seduta nella sua poltrona verde scuro, quella vicino alla finestra. Aveva lo scialle di lana grigia stretto sulle spalle e lo sguardo perso verso l’orizzonte, oltre i tetti delle case, là dove la città sfuma verso le colline. Sul tavolino accanto a lei, c’era una piccola tazzina di porcellana sbeccata e un rosario dai grani di legno consumati dalle sue dita.

Mi sono avvicinato in silenzio, temendo di disturbare i suoi pensieri. Lei si è voltata lentamente, e ho visto che i suoi occhi, solitamente così vispi e severi, oggi erano velati da una dolcezza malinconica, quasi struggente. “Vieni qui, Gino mio”, mi ha detto con un filo di voce. “Prendi una sedia e siediti vicino a me. Oggi la tua Nonna ha il cuore pieno di ombre e di luce.”non19032026a

L’Alzata Mattutina

Mi ha raccontato che si era svegliata prestissimo, quando fuori era ancora buio pesto e la città dormiva. Aveva sentito un bisogno irrefrenabile di uscire, di andare a salutare “i suoi cari”. Così, alle prime luci dell’alba, quando i cancelli del cimitero monumentale stavano appena aprendosi cigolando, lei era già lì. Mi ha descritto il rumore della ghiaia sotto le sue scarpe comode, l’odore dei cipressi umidi di rugiada, e il freddo del marmo che le attraversava le mani mentre puliva le lapidi di mio nonno, dei suoi fratelli e dei tanti amici che ormai vivono solo nei suoi ricordi.

“Sai, Gino”, mi ha sussurrato, posando la sua mano rugosa e calda sulla mia, “il cimitero non è un posto triste. È la biblioteca della nostra vita. Ogni lapide è un libro che abbiamo letto insieme.”

Mentre parlava, la sua voce tremava leggermente, ma non per la debolezza, bensì per l’intensità del sentimento. Mi ha spiegato di come avesse parlato con il nonno, raccontandogli di me, delle mie preoccupazioni, e di come il mondo stia cambiando troppo in fretta. Ha pianto una lacrima solitaria, che ha asciugato subito con il dorso della mano.

“Non piango per dolore, nipote mio, piango perché l’amore, quando non sa più dove andare, esce dagli occhi. Ricordatevelo sempre, nipotini miei: chi dimentica le proprie radici è come un albero senza terra, destinato a seccare alla prima folata di vento.” È stato un momento di una purezza tale che mi ha lasciato senza fiato. Ho ascoltato in silenzio, perché quando la Nonna parla con questo tono, ogni parola è una lezione di vita da scolpire nella memoria.L'Ambo Secco dei Ricordi e Il Quaderno della Nonna

Il Segreto del Quaderno

Dopo qualche minuto di silenzio rispettoso, rotto solo dal fischio della moka che annunciava il caffè pronto, la Nonna si è alzata. Ha camminato a passi piccoli ma decisi verso la vecchia credenza di legno massello, quella con i vetri smerigliati che custodisce i servizi di piatti buoni e le scatole di latta dei biscotti. Ha aperto un cassetto, l’ha frugato con cura, e ne ha estratto il suo tesoro più prezioso: il famoso “Quaderno”.

Non so quante volte vi ho parlato di questo oggetto, ma ogni volta che lo vedo provo un misto di soggezione e fascino. È un quaderno di quelli che usavano a scuola decenni fa, con la copertina nera rigida e i bordi rossi. Le pagine sono ingiallite, fragili al tatto come foglie d’autunno, e profumano di naftalina e ricordi. Al suo interno, c’è una vita intera trascritta in numeri: date, sogni, eventi storici, tutti trasformati in giocate del Lotto grazie a una calligrafia un po’ tremolante ma straordinariamente ordinata.

La Nonna è tornata a sedersi, ha inforcato i suoi spessi occhiali da lettura e ha posato il quaderno sulle ginocchia, accarezzandone la copertina. “Vedi, Gino”, ha esordito, tornando ad assumere quel piglio autorevole che le è proprio quando si parla di numeri, “questa mattina, mentre tornavo a casa dal cimitero, sentivo un calore strano nel petto. Ho capito che i nostri cari non ci lasciano mai a mani vuote, se sappiamo ascoltarli.”

Ha sfogliato lentamente le pagine, cercando una sezione specifica. Le sue dita scorrevano su formule, calcoli cabalistici tramandati da generazioni, e tabelle scritte a mano. “Oggi non useremo le distanze matematiche o le decine, no. Oggi andiamo a cercare nei fondamenti, nella radice stessa del Lotto, che è la vita che si incontra con l’aldilà. Applicheremo la ‘Regola del Ricordo’, un metodo antico che mia madre mi insegnò quando ero ancora una ragazzina con le trecce. Si usa solo in occasioni speciali, quando il confine tra i nostri pensieri e quelli di chi non c’è più diventa sottile.”

Mi ha spiegato che questo metodo si basa sulle vibrazioni dei numeri legati al passaggio del tempo e alle anime. È un calcolo che richiede calma, perché non si tratta di forzare la fortuna, ma di accoglierla come un dono inaspettato, un segno che lassù qualcuno ci sta ancora guardando le spalle.L'Ambo Secco dei Ricordi e Il Quaderno della Nonna

La Smorfia della Nonna

La Nonna ha preso un foglietto di carta dal tavolino e la sua matita dal mozzicone corto. “Scrivi, Gino”, mi ha ordinato. E io, come uno scolaro diligente, ho obbedito. L’atmosfera in salotto era diventata solenne, quasi magica.

“Oggi è il 18 di marzo”, ha iniziato a ragionare, chiudendo gli occhi. “Il 18, nella nostra amata Smorfia, è ‘o Sanghe, il sangue. Ma non nel senso brutto, intendiamoci. È il sangue che ci lega, la famiglia, la stirpe. È il sangue che mi ribolle nelle vene quando penso a tutti i sacrifici che i vostri nonni hanno fatto per farvi studiare e crescere onesti. Il 18 è la vita che continua, nonostante tutto.

Poi ha fatto una pausa, sorseggiando il caffè bollente che le avevo appena versato. “Ma da solo, il 18 non basta. Questa mattina, davanti alle tombe bagnate di brina, io non parlavo ai sassi, parlavo alle anime. E nella vera tradizione napoletana, quando un ricordo si fa così vivo da sembrare presente, ci viene in aiuto un numero potente, un numero che fa da ponte. È l’85, le Anime del Purgatorio.”

Ha aperto gli occhi e mi ha guardato dritta in faccia, puntandomi l’indice contro. “Vedi, nipotino mio, l’85 non è solo un numero che si gioca quando si sogna qualcuno che non c’è più. È il numero della gratitudine. È il ringraziamento che noi mortali diamo alle anime per la loro protezione. Mettendo insieme il 18, che siamo noi, il nostro sangue, e l’85, che sono loro, le anime che ci vegliano, si crea una connessione fortissima.”

Mi ha poi raccontato un aneddoto di tanti anni fa. Era il 1982, un anno difficile, e la famiglia stava affrontando una brutta spesa imprevista. La Nonna aveva sognato suo padre, severo ma giusto, che le porgeva un fazzoletto bianco. La mattina dopo, andò alla ricevitoria, giocò quei numeri, e vinse esattamente la cifra che le serviva per saldare il debito. “I numeri parlano a chi li sa ascoltare con il cuore pulito, Gino. Non a chi cerca di arricchirsi per avidità.”L'Ambo Secco dei Ricordi e Il Quaderno della Nonna

L’Ambo Secco

Eravamo arrivati al dunque, al cuore della rivelazione. La Nonna ha ripreso il quaderno, ha tracciato una linea sotto i suoi appunti e ha battuto la punta della matita sul foglio. Era categorica, come sempre quando ha una certezza assoluta.

“Gino, non voglio vedere schedine lunghe chilometri. Non voglio pasticci con dozzine di numeri mischiati a casaccio. La confusione è nemica della fortuna. Pochi numeri, ma buoni. Questa è la regola d’oro!

Ha sottolineato due volte i numeri sul foglietto. “Giocheremo il 18 e l’85. E lo faremo sulla ruota di Bari.”

Ho chiesto timidamente perché proprio Bari. La Nonna mi ha guardato come si guarda un bambino che fa una domanda ingenua. “Bari è la ruota del sud, la ruota del mare e del maestrale, la ruota della devozione a San Nicola. È la ruota dove le tradizioni e le preghiere sono più forti. E poi, se ci pensi, è a Bari che tuo nonno prestò servizio militare prima di conoscermi. Quei numeri lì, su quella ruota, si vogliono bene, si chiamano l’un l’altro. Sono legati a doppio filo dalla storia della nostra famiglia.”

Le sue parole avevano una logica ferrea, una geometria emotiva e statistica che solo lei sa costruire. “Non disperdete i vostri soldi, nipotini miei,” ha aggiunto rivolgendosi idealmente a tutti voi lettori di LottoGazzetta. “Giocate questo ambo con fede e tranquillità. È un dono che viene da lontano, portato dal vento freddo di questa mattina al cimitero.”

Il Consiglio della Nonna

👵 Il Regalo della Nonna

(Dal “Quaderno dei Segreti”, dall’estrazione del 19 Marzo 2026 x 5 colpi)

Ruota Secca: BARI

AMBO SECCO: 18 – 85

(Da giocare anche su TUTTE e NAZIONALE per recupero)


“Giocate poco, nipotini miei, che la fortuna è cieca ma la sfortuna ci vede benissimo!”

Prima di andar via, la Nonna si è alzata a fatica dalla poltrona e mi ha accompagnato alla porta. Si è fermata vicino al mobiletto dell’ingresso, ha aperto la vecchia scatola di latta dipinta di blu e mi ha messo in mano un biscotto fatto in casa, di quelli duri che vanno rigorosamente inzuppati nel latte o nel vino dolce. “Tieni, mangialo per strada,” mi ha detto sorridendo, mentre le rughe attorno ai suoi occhi si trasformavano in una mappa di pura dolcezza.

Mi ha dato un bacio leggero sulla guancia, ruvido per via della pelle segnata dal tempo, ma infinitamente rassicurante. “Ricorda a tutti i tuoi lettori le mie parole, Gino. Il lotto è una speranza, è un gioco bellissimo se fatto con la testa. Ma il vero tesoro, la vera vincita della vita, è ricordarsi di chi ci ha amato e di chi ci ha fatto diventare quello che siamo. Che la serenità possa entrare nelle vostre case, stasera.”

Mentre scendevo le scale, stringendo in tasca il foglietto con l’ambo secco, mi sono sentito incredibilmente fortunato. Non per i numeri in sé, ma perché avere una saggezza del genere a cui attingere è un privilegio raro. Vi lascio con questa riflessione preziosa, sperando che la bontà e le memorie della nostra amata Nonna portino un sorriso, e magari un bel bottino, a tutti voi.

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A cura di Gino Pinna

La passione per i numeri e per le storie che essi nascondono è una fiamma che per Gino Pinna si accende molto presto. La sua avventura nel mondo della lottologia inizia ufficialmente nel 1989, quando il suo talento lo porta a entrare nelle redazioni di testate storiche del settore come "la Schedina" e "la Settimana del Lotto". In un ambiente così competitivo, la sua profonda comprensione delle dinamiche del gioco e la sua innata capacità analitica emergono con una rapidità sorprendente. In pochi mesi, brucia le tappe e viene promosso alla prestigiosa carica di Direttore Tecnico, un ruolo che gli permette di affinare le sue competenze e di diventare un punto di riferimento per migliaia di lettori. Spinto da una visione imprenditoriale e dal desiderio di creare un dialogo ancora più diretto con gli appassionati, dopo un paio d'anni compie il grande passo: diventa editore di se stesso, fondando testate che hanno fatto la storia del settore e che ancora oggi sono nel cuore di molti, come "Lotto Gazzetta" e il mensile "Lotto Gazzetta Mese". Dopo aver guidato con successo il mondo dell'editoria cartacea, vicende familiari lo portano a una scelta difficile ma necessaria: lasciare la carta stampata per abbracciare una nuova, grande avventura. Nasce così Lottogazzetta.it, l'eredità digitale di un'esperienza ultra trentennale, un progetto ambizioso creato per un unico, grande scopo: offrire a tutti, neofiti e veterani, gli strumenti per affrontare il mondo del Lotto, 10eLotto e SuperEnalotto con intelligenza, strategia e consapevolezza. Oggi, attraverso il sito, Gino mette a disposizione il suo immenso bagaglio di conoscenze, esplorando ogni singolo aspetto del gioco: dalla statistica più rigorosa alla saggezza popolare della Smorfia, dallo sviluppo di metodi inediti alla creazione di sistemi complessi, dall'interpretazione dei sogni allo studio affascinante del rapporto tra Astrologia e Numerologia. Un punto di riferimento completo, nato da una vita dedicata a svelare i segreti della fortuna.

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