L’Ambo Secco per il 12 Marzo dal Quaderno della Nonna

Un ricordo speciale per Ras: l’Ambo Secco per il 12 Marzo


L’Ambo Secco per il 12 Marzo dettato dalla Nonna di Lotto Gazzetta 

Oggi, quando ho parcheggiato l’auto davanti alla vecchia casa della Nonna, non ho sentito il solito profumo di ciambellone appena sfornato che solitamente invade la stradina. C’era un silenzio strano, quasi sospeso, interrotto solo dal fruscio del vento tra i rami del pesco in fiore. Ho salito le scale con un peso sul cuore, come se l’aria stessa mi stesse sussurrando che oggi non sarebbe stata una visita come le altre. La rampa di scale, che solitamente percorro con leggerezza pensando ai consigli della Nonna, oggi sembrava infinita, ogni scalino un battito sordo nel petto.

Entrando in cucina, non l’ho trovata ai fornelli. La moka era lì, sul marmo, fredda e silenziosa. La Nonna era seduta sulla sua poltrona di velluto logoro, quella vicino alla finestra che guarda il giardino, con le mani giunte sopra il grembiule pulito. Davanti a lei, appoggiato sul tavolino di legno scuro, il vecchio calendario dell’Arma dei Carabinieri, fermo sulla pagina di marzo.

Aveva gli occhi lucidi, di quel lucido che hanno le persone anziane quando guardano un punto lontano nel tempo, un punto che noi giovani spesso non riusciamo nemmeno a immaginare.

«Ginetto, sei tu?» ha chiesto con un filo di voce, senza girarsi. Mi sono avvicinato e le ho appoggiato una mano sulla spalla. Tremava leggermente, come una foglia d’autunno che resiste all’ultimo soffio di vento. Sotto le sue dita rugose, una data era cerchiata in rosso: oggi. Il decennale di un dolore che il tempo non ha saputo graffiare.

«Nonna, sono io. Ti ho portato i pasticcini che ti piacciono tanto, quelli con la crema leggera», ho provato a dire, cercando di rompere quella cappa di malinconia che sembrava aver oscurato persino i riflessi del rame appeso alle pareti. Ma lei ha scosso il capo lentamente, alzando finalmente lo sguardo verso di me. Le lacrime, quelle che non aveva ancora versato per dignità, hanno iniziato a rigarle il volto solcato dalle rughe, simili a piccoli ruscelli che scavano una terra arida ma ancora infinitamente fertile di sentimenti e di vita.L'Ambo Secco per il 12 Marzo dal Quaderno della Nonna

Un Silenzio che Parla d’Amore 

«Oggi sono dieci anni, Ginetto. Dieci anni esatti che il mio Ras se n’è andato. Sembra ieri che sentivo il rumore sordo delle sue unghie sul pavimento della cucina, quel ticchettio che mi faceva compagnia mentre preparavo il sugo della domenica», ha sussurrato, tirando fuori dal taschino del grembiule un fazzoletto bianco, inamidato e ricamato a mano con le sue iniziali. «Sediti, nipotino mio. Oggi il caffè lo facciamo dopo. Oggi il cuore ha bisogno di parlare prima della bocca, e ha bisogno di orecchie che sappiano ascoltare il battito dei ricordi».

Mi sono seduto sullo sgabello di paglia, in silenzio, rispettando quel rito sacro che è la memoria. Quando la Nonna parla del passato, ogni parola è una perla di saggezza tinta di nostalgia, un frammento di un mondo che stiamo perdendo.

Mi ha guardato intensamente, cercando nei miei occhi il riflesso di quel cane che io stesso, già uomo, avevo avuto come amico di passeggiate e giochi. Ras, il suo pastore tedesco, il compagno fedele che per sedici lunghissimi anni era stato la sua ombra, il suo guardiano, il suo confidente silenzioso nelle notti di solitudine dopo la scomparsa del Nonno.

«Era un gigante buono, Ginetto. Mi capiva prima ancora che aprissi bocca. Se ero triste, appoggiava il muso sulle mie ginocchia e sospirava, come a dire che tutto sarebbe passato. Se ero felice, faceva le feste come un cucciolo, anche quando era ormai vecchio e le ossa gli dolevano per l’umidità di queste mura.

Sedici anni… una vita intera passata insieme, un patto di fedeltà che nessun essere umano saprebbe mai onorare con la stessa purezza. Ma la vita, nipotino mio, è fatta di cicli, e quel mattino di dieci anni fa il ciclo di Ras era giunto all’ultima pagina del suo libro».L'Ambo Secco per il 12 Marzo dal Quaderno della Nonna

Il Ricordo di Ras: Sedici Anni di Fedeltà 

La Nonna ha fatto una pausa lunga, lo sguardo fisso fuori dalla finestra, verso quel pezzo di giardino dove un tempo c’era la cuccia di legno massiccio che il Nonno aveva costruito con le sue mani. Ora lì crescono solo delle ortensie, ma per lei Ras è ancora lì, disteso al sole a godersi il tepore della primavera.

«Non camminava più da qualche settimana, lo sai. Le gambe di dietro non lo reggevano più. Lo portavo fuori a braccia, lo accudivo come un figlio, gli pulivo il pelo con l’aceto per farlo brillare ancora un po’. Era diventato leggero, come se la sua anima stesse già iniziando a staccarsi dalla terra».

Mi ha raccontato di come lo nutriva con il cucchiaio, di come gli sussurrava le storie della nostra famiglia nelle lunghe ore pomeridiane. Ras la ascoltava con le orecchie dritte, nonostante la sordità incipiente, perché la voce della Nonna non passava per le orecchie, ma arrivava dritta al centro della sua anima canina. «Gli animali non hanno bisogno di parole complesse, loro sentono l’intenzione, sentono il calore del sangue che scorre nelle vene di chi li ama».

«Quel mattino… quella maledetta ma benedetta mattina, era nella sua cuccia, quella interna che avevamo messo vicino al camino spento. Mi sono avvicinata per salutarlo, come facevo ogni santa mattina prima di andare a gettare l’immondizia giù in strada. Mi ha guardata.

Ginetto, io ho visto mille sguardi nella mia vita, ma quello… quello era uno sguardo di pace assoluta, un mare calmo dopo la tempesta. Mi ha leccato la mano con l’ultima forza che gli era rimasta in corpo, un bacio umido e stanco, come per dirmi: “Vai tranquilla, Nonna, non preoccuparti per me, ora posso finalmente correre di nuovo nei prati del cielo”».

Quel Maledetto Mattino di Dieci Anni Fa 

A quel punto la Nonna si è interrotta, il respiro rotto dai singhiozzi che cercava di soffocare nel fazzoletto. Io sentivo un nodo alla gola, un groviglio di emozioni che non riuscivo a mandare giù, mentre l’immagine di quel vecchio cane fedele si materializzava davanti ai miei occhi.

«Sono scesa, sono stata fuori sì e no cinque minuti, il tempo di arrivare al cassonetto e tornare indietro. Al mio ritorno, Ras non c’era più. Se n’era andato in quel soffio di tempo, aspettando proprio che io mi allontanassi per non farmi vedere il suo ultimo respiro. Voleva che il mio ultimo ricordo di lui fosse quel bacio sulla mano, non il dolore della fine».

Abbiamo pianto insieme, io e lei, in quella cucina che improvvisamente sembrava troppo grande, troppo vuota, troppo silenziosa nonostante il ticchettio dell’orologio a pendolo. Ma poi, come sempre accade con la Nonna, il dolore si è trasformato in una strana, malinconica energia. È quella forza che hanno solo le donne che hanno attraversato il secolo scorso, capaci di asciugarsi le lacrime e rimettersi in piedi perché c’è sempre qualcuno che ha bisogno di loro.

Si è alzata, si è sciacquata il viso con l’acqua fresca della fontanella interna e ha detto: «L’amore non muore mai, Ginetto. Si trasforma in numeri, in sogni, in segni che solo chi ha fede sa cogliere. E Ras è ancora qui, tra queste pagine ingiallite».

Ha ripreso fiato, lisciandosi il grembiule con le mani ancora umide. «Sai nipotino, la morte non è la fine di un legame, è solo il cambio di una frequenza. Ras ora mi parla attraverso il vento, attraverso il calore del sole e, sì, anche attraverso i calcoli che mi ha lasciato nel cuore. Perché ogni evento della vita, anche il più doloroso, ha una sua vibrazione numerica che merita di essere onorata».L'Ambo Secco per il 12 Marzo dal Quaderno della Nonna

Il Segreto del Quaderno Ingiallito 

Con un gesto solenne, quasi sacro, la Nonna si è avvicinata alla credenza di legno scuro, quella che profuma di cera d’api e spezie antiche. Ha spostato con delicatezza il vasetto della marmellata di fichi e ha tirato fuori il “Quaderno dei Segreti”. È un oggetto che incute un rispetto quasi religioso: la copertina è di cartone rigido, consumata agli angoli dal tocco continuo delle dita, tenuta insieme da un elastico rosso ormai stanco.

Le pagine sono un mosaico di vita: ingiallite dal tempo, macchiate qua e là da una goccia di caffè o dal fumo della cucina, scritte con una calligrafia che un tempo era ferma e sicura, e che ora porta i segni bellissimi della stanchezza degli anni.

«Questo quaderno ha visto tutto, Ginetto. Ha visto le nascite, i matrimoni e, purtroppo, anche gli addii più strazianti. Qui dentro ci sono i calcoli che mio nonno mi insegnò sotto il portico, incrociati con le visioni che solo chi ha camminato tanto su questa terra può avere. Oggi, per l’Ambo Secco per il 12 Marzo, non useremo la matematica fredda dei computer. Useremo la matematica dell’anima, quella che non sbaglia mai perché è scritta nel destino».

Ha sfogliato le pagine con una cura infinita, fermandosi su una nota scritta a matita blu, datata proprio dieci anni fa. Accanto alla nota, protetto da un lembo di carta velina, c’era un piccolo ciuffo di pelo scuro, ruvido e lucido, attaccato con lo scotch che ormai era diventato marrone. «Vedi? Qui avevo segnato il metodo della “Fedeltà Eterna”. È un calcolo complesso, Ginetto. Si parte dalla data di nascita di chi ci ha amato incondizionatamente e la si somma ai giorni di assenza terrena. È un metodo antico, che parla di legami che superano il ponte dell’arcobaleno, quel luogo dove dicono che i nostri amici ci aspettino correndo felici».

La Nonna mi ha spiegato che, secondo la tradizione dei vecchi lottologi del quartiere, il numero di un animale fedele non deve mai essere giocato da solo, sarebbe come lasciarlo senza padrone. Deve sempre essere accompagnato dal numero che rappresenta il “saluto finale” o la “carezza”. Perché è nel momento del congedo che si sprigiona la massima energia numerica, quella che rompe gli argini della sfortuna.

«Le anime degli animali sono pure, nipotini miei, sono angeli senza ali che camminano a quattro zampe, e quando ci lasciano ci regalano sempre un segno, una direzione, se solo sappiamo leggerla con gli occhi del cuore».

La Smorfia della Nonna e il Linguaggio del Cuore 

Dopo aver asciugato le ultime tracce di commozione, la Nonna ha ripreso il controllo totale della situazione. La sua autorità di saggia matriarca del Lotto è tornata a farsi sentire nella stanza. Ha raddrizzato la schiena, ha inforcato i suoi occhiali da lettura dalla montatura pesante e ha iniziato a dettare, mentre io prendevo freneticamente appunti sul retro di una vecchia busta della spesa che avevo in tasca.

«Prendi nota, nipotino mio, e scrivi chiaro perché i tuoi lettori devono capire la potenza di questi numeri. Dobbiamo tradurre questo dolore in una scintilla di speranza. Il cane, nella smorfia verace, è il numero 6. Ma Ras non era un cane qualunque, era un pastore tedesco, fiero come un soldato e fedele come un ombra. Per questo dobbiamo guardare al numero della protezione. Il fatto che non camminasse più da settimane, quelle gambe che lo avevano tradito dopo tanto correre, richiama il numero 32, ma la sua anima quel mattino volava già alta, oltre le nuvole».

Ha poi riflettuto profondamente sul momento esatto del distacco, quel dettaglio dell’immondizia che tanto la straziava. «L’atto di gettare l’immondizia… può sembrare un gesto povero, ma è il simbolo lottologico di ciò che lasciamo andare per far spazio alla purezza: il numero 15. E quel bacio sulla mano? Quello è il numero della gratitudine eterna, il 22. Vedi nipotino, molti parlano del 41 a Bari, ma quel numero è troppo rumoroso per una storia così intima. Oggi la ruota deve essere quella del silenzio, della laguna, della riflessione profonda».

La Nonna ha incrociato questi dati con il numero del decennale (il numero 10) e gli anni totali di vita di Ras, quei sedici anni di pura dedizione (il numero 16). Ha fatto dei calcoli rapidi sul margine della pagina, muovendo le labbra in una preghiera silenziosa o in una formula matematica segreta: «Sì, la distanza è perfetta… il diametrale si sposa con la cadenza naturale dei giorni… ecco, Ginetto, questi sono i numeri che si vogliono bene davvero. Sono numeri legati da un filo invisibile, come il guinzaglio di cuoio che ancora sento nella mano quando chiudo gli occhi e vado a dormire».L'Ambo Secco per il 12 Marzo dal Quaderno della Nonna

L’Ambo Secco: La Forza di un Legame Eterno

Siamo arrivati al momento cruciale della mia visita. La Nonna ha chiuso il quaderno con un colpo secco, quasi a voler sigillare quella magia, e mi ha guardato fisso negli occhi. La sua tristezza era svanita, lasciando il posto a una luce di certezza quasi mistica, quella di chi sa di aver toccato una verità nascosta.

«Ginetto, la fortuna non bussa alla porta di chi urla o di chi gioca con avidità, ma a quella di chi sa aspettare in silenzio, con il cuore pulito e la mente rivolta al bene. La previsione di oggi è speciale, nipotini miei. Non è solo un modo per cercare di vincere qualche soldo, è un modo per onorare una memoria che merita di non essere dimenticata».

È stata categorica, come sempre quando la “trasmissione” dai suoi antenati si fa chiara: «Pochi numeri, ma buoni. Non serve riempire la bolletta di numeri a caso, ne servono due che si tengono per mano, che si sostengono a vicenda. Come io e Ras in quella cucina, un’anima sola divisa in due corpi. Questi due numeri sono nati da un addio amaro, è vero, ma porteranno un sorriso dolce a chi saprà giocarli con la stessa fiducia che un cane ha nel suo padrone».

Mi ha spiegato che la scelta della ruota di Venezia non è casuale: è la ruota del mistero, dell’acqua che tutto lava e tutto conserva, la ruota ideale per chi cerca una connessione con l’aldilà. «Vedi nipotino, questi due numeri sono nati per stare insieme in questa data. Uno rappresenta la vita pura che è stata, il 6, l’altro il tempo della pienezza che resta nel cuore, il 16. È l’equilibrio perfetto del gioco del Lotto quando incontra il destino».

👵 Il Regalo della Nonna

(Dal “Quaderno dei Segreti”, dall’estrazione del 12 Marzo 2026 x 4 colpi)

Ruota Secca: VENEZIA

AMBO SECCO: 6 – 16

(Da giocare anche su TUTTE e NAZIONALE per recupero)


“Giocate poco, nipotini miei, che la fortuna è cieca ma la sfortuna ci vede benissimo!”

Mentre finivo di scrivere i numeri con la mano che ancora mi tremava un po’, la Nonna si è alzata con una lentezza dignitosa e ha finalmente acceso il fuoco sotto la moka. Il borbottio rassicurante del caffè ha iniziato a riempire la stanza, scacciando i fantasmi della tristezza e riportando un po’ di quella normalità domestica che tanto amo.

Mi ha porto un biscotto secco, uno di quelli fatti con la farina buona del mulino. «Mangia, Ginetto, che la vita continua e bisogna avere la forza di affrontarla. E dì ai tuoi lettori, ai miei nipotini che seguono LottoGazzetta con tanto affetto, di non dimenticare mai chi li ha amati senza chiedere nulla in cambio».

L’ho abbracciata forte, sentendo il profumo di lavanda, di sapone di Marsiglia e di antico che emana sempre la sua pelle. Sono uscito dalla sua casa con una malinconia dolce nel cuore, guardando per un attimo quel giardino dove Ras correva felice inseguendo le farfalle.

Spero che questa previsione, nata da un ricordo così profondo e da un amore così puro, possa portare un po’ di luce e di fortuna nelle vostre case, nipotini miei. Perché dietro ogni numero c’è una storia, e dietro ogni storia c’è un cuore che non smette mai di battere, nemmeno dopo dieci anni di assenza.

Vi lascio con il consiglio della Nonna: giocate con amore e speranza, ma sempre con moderazione. Un abbraccio forte dal vostro Gino Pinna, oggi un po’ più commosso del solito.

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A cura di Gino Pinna

La passione per i numeri e per le storie che essi nascondono è una fiamma che per Gino Pinna si accende molto presto. La sua avventura nel mondo della lottologia inizia ufficialmente nel 1989, quando il suo talento lo porta a entrare nelle redazioni di testate storiche del settore come "la Schedina" e "la Settimana del Lotto". In un ambiente così competitivo, la sua profonda comprensione delle dinamiche del gioco e la sua innata capacità analitica emergono con una rapidità sorprendente. In pochi mesi, brucia le tappe e viene promosso alla prestigiosa carica di Direttore Tecnico, un ruolo che gli permette di affinare le sue competenze e di diventare un punto di riferimento per migliaia di lettori. Spinto da una visione imprenditoriale e dal desiderio di creare un dialogo ancora più diretto con gli appassionati, dopo un paio d'anni compie il grande passo: diventa editore di se stesso, fondando testate che hanno fatto la storia del settore e che ancora oggi sono nel cuore di molti, come "Lotto Gazzetta" e il mensile "Lotto Gazzetta Mese". Dopo aver guidato con successo il mondo dell'editoria cartacea, vicende familiari lo portano a una scelta difficile ma necessaria: lasciare la carta stampata per abbracciare una nuova, grande avventura. Nasce così Lottogazzetta.it, l'eredità digitale di un'esperienza ultra trentennale, un progetto ambizioso creato per un unico, grande scopo: offrire a tutti, neofiti e veterani, gli strumenti per affrontare il mondo del Lotto, 10eLotto e SuperEnalotto con intelligenza, strategia e consapevolezza. Oggi, attraverso il sito, Gino mette a disposizione il suo immenso bagaglio di conoscenze, esplorando ogni singolo aspetto del gioco: dalla statistica più rigorosa alla saggezza popolare della Smorfia, dallo sviluppo di metodi inediti alla creazione di sistemi complessi, dall'interpretazione dei sogni allo studio affascinante del rapporto tra Astrologia e Numerologia. Un punto di riferimento completo, nato da una vita dedicata a svelare i segreti della fortuna.

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